Il dilettante di tranvai

Tratto da "La carrozza di tutti" di Edmondo De Amicis - Ediz. Viglongo
Il libro è in vendita sul sito di A.T.T.S.
La breve conversazione che fece con lui quel signore, un
quarantenne sferoidale, che aveva l'aria d'un buon
benestante disoccupato, mi svelò un originale, un
prodotto particolare dell'istituzione dei tranvai,
appartenente a una famiglia numerosa, di cui non c'è
lettore, son certo, che non abbia conosciuto qualche
esemplare.
Il signore adocchiò i cavalli; poi domandò:
— Dov'è Passerotto?
— È passato alla linea dei Viali —, rispose
Giors.
— E Gabriella?
— Sempre all'infermeria.
— Già, quella è debole di nervatura alle
gambe davanti; non farà servizio per sei mesi. E Ferrari,
che non lo vedo?
— È in riserva.
— Quando metterete in circolazione il carrozzone nuovo?
— È in vernice.
— Tò: anche questo ha il difetto solito: bisogna
che l'Amministrazione si decida a cambiare i freni.
Mi bastò per riconoscere un tranvaiofilo. Ne conoscevo
già vari. Ogni nuovo servizio pubblico, che rappresenti un
progresso cittadino, tira a sé un certo numero di
questi amatori, che prendono a cuore il suo andamento, i suoi
interessi, i suoi più minuti particolari come se fossero
azionisti della Società che lo esercita. Il mio vicino era
uno di quelli che sanno il numero esatto dei carrozzoni chiusi e
delle giardiniere della Società Torinese e della
Belga, che conoscono i regolamenti, il profitto medio
quotidiano di ciascuna linea, il nome d'una cinquantina di
fattorini, cocchieri e controllori, il nomignolo, l'età,
le buone qualità i vizi di altrettanti cavalli, che nelle
loro corse quotidiane esaminano il materiale, interrogano
gl'impiegati, notano gl'inconvenienti, danno una mano, se
occorre, a rimettere sulle rotaie un carrozzone sviato, e
fanno qualche volta delle proposte per lettera
all'Amministrazione, e parteggiano quasi tutti per ì'una o
per l'altra Società, senza alcuna ragione determinata, per
un sentimento spontaneo di simpatia, che non si saprebbero
spiegare.
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